top of page
ConverCode un progetto di Icica APS.png

Il quartiere Torre

L’area attualmente conosciuta come quartiere Torre (‘a Turra), compresa tra via Federico II, via Maggiordomo, via Belvedere e appunto via Torre, sin dalla metà del Seicento risulta di proprietà delle Clarisse (viene infatti chiamata nei documenti “Orto di S. Chiara” o “Torre di Brunaccio”).

L’area resta di pertinenza delle religiose fino alla devastante alluvione del torrente Piazza del 10 dicembre 1782, in seguito alla quale le monache Clarisse del vicino convento (che si trovava dal 1652 presso l’attuale Seminario) misero a disposizione il terreno dell’Orto di S. Chiara per la costruzione di baracche di legno in cui dare ricovero alle numerose famiglie che si ritrovarono senza casa.

Oltre all’Orto di S. Chiara, furono messi a disposizione degli sfollati un fondo del Capitolo della Cattedrale detto la Bella (dove sorgerà il quartiere omonimo), l’Orto di Mazza (nel rione Belvedere) e il Bosco di S. Francesco.

Ma è solo in seguito al sisma del 1783 che si dà avvio all’urbanizzazione vera e propria dell’Orto di S. Chiara, che prenderà il nome di ruga “Torre” per la presenza dell’antico edificio ‘a torre’ detto “di Brunaccio” (forse dal nome della famiglia che vi abitava), che si può ancora osservare nella veduta del Pacichelli, e che più tardi apparterrà alla famiglia Scalzo prima di essere demolito. 

Attraverso la Cassa Sacra (un organo governativo dei Borboni che doveva amministrare i beni ecclesiastici espropriati, da investire nella ricostruzione post-sisma) i terreni dell’Orto di S. Chiara furono quindi concessi in affitto per la costruzione di fabbricati, necessari alla riconfigurazione post-terremoto della città di Nicastro.

 

HO FORNITO VEDUTA DEL PACICHELLI IN CUI SI VEDE LA TORRE DI BRUNACCIO

Didascalia:

Nicastro. Incisione ad acquaforte tratta da Giovan Battista Pacichelli, Il Regno di Napoli in prospettiva diviso in dodeci provincie, Napoli 1703.

HO FORNITO VEDUTA DELL’ANONIMO DEL 1847 IN CUI SI VEDE IL QUARTIERE TORRE

Didascalia:

Anonimo, olio su tela, S. Vincenzo Ferrer su di una nuvola e l’Angelo del Giudizio sorvolano la città di Nicastro (1847). Museo Diocesano di Lamezia Terme.

 

 

I TRE TESTI CHE SEGUONO POSSONO ESSERE AGGIUNTI AL TESTO PRINCIPALE OPPURE SU QR CODE A PARTE

 

Palazzo Ventura (XIX sec.)

 

Tra gli edifici più significativi del quartiere Torre troviamo Palazzo Ventura (XIX sec.) che si distingue per la mole e lo sviluppo, ricollegabile all’edilizia napoletana coeva, che il vasto androne e lo scalone ricordano da vicino. Il suo portale, decorato a bugne e fioroni, è in stucco e non in pietra, come ci si aspetterebbe dalla tipologia in quegli anni molto diffusa in Calabria. Le bugne a punta di diamante, alternativamente più corte e più lunghe, delimitano l’alto portale ad arco; i fioroni occupano i campi lasciati vuoti dalle bugne più corte, mentre una cornice esterna racchiude la composizione. Accuratamente disegnato seguendo un’attenta geometria, il portale gioca sull’effetto ritmico dato dall’alternarsi degli elementi e dalla contrapposizione dei fioroni con le massicce bugne.

Nella parte alta del palazzo si conserva una delle tante altane colonnate realizzate per godere la vista del paesaggio, frequenti in molti edifici del centro storico.

 

INSERIRE FOTO DEL PORTALE

Didascalia:

Il portale di Palazzo Ventura in Via Torre.

 

Le pietre cantonali di Via Torre (XVIII-XIX sec.)

 

La collocazione di pietre e cippi cantonali nei pressi di importanti edifici, talora connotati da decorazioni o costituiti da elementi antichi reimpiegati, è abbastanza diffusa nei nostri centri storici e si ritrova in diversi casi anche lungo Via Torre.

Dei due eleganti cantonali in pietra posti un tempo a protezione degli angoli del fabbricato situato fra Vico VII e VIII Torre purtroppo oggi se ne conserva soltanto uno, peraltro parzialmente incassato nella muratura ma ancora visibile ad un occhio attento; un terzo, a sezione poligonale, è collocato a pochi metri di distanza, nello spigolo di casa Torcasio. Questi elementi erano solitamente posti in prossimità di edifici importanti, in questo caso il vicino Palazzo Nicotera di Martà (XIX sec.), oggi proprietà Garo. La loro funzione è simile a quella dei paracarri in ghisa adoperati nell’Ottocento, ma è anche quella di indicare i confini di proprietà. La proprietà urbana dei Nicotera era infatti in questo caso estesa anche alla casa antistante l’ingresso principale del palazzo.

 

HO FORNITO FOTO DEL CANTONALE SCOMPARSO.

Didascalia:

Cantonale in pietra granitica locale (XVIII-XIX sec.), Via Torre. Oggi scomparso.

 

INSERIRE, VOLENDO, FOTO DI QUELLO CHE SI CONSERVA

Didascalia:

Cantonale in pietra granitica locale (XVIII-XIX sec.), Via Torre.

 

 

La “Strada del Teatro”

 

Proprio all’inizio di Via Torre, sul margine della facciata del Seminario Vescovile, si può ammirare ancora oggi un’antica targa stradale in pietra chiara di inizi Ottocento, con l’iscrizione “Strada del Teatro”.

Il riferimento è al Teatro Numistrano, primo teatro cittadino la cui nascita è fatta risalire da Giovanni Maruca al 1814 “su iniziativa di alcuni giovani filodrammatici incoraggiati da D. Raffaele Mileti di Grimaldi, Vicario generale della Diocesi”, che mise a disposizione i locali della dismessa chiesa della Madonna della Sanità, attigua al diruto convento degli Agostiniani, sull’attuale Via Federico II.

Il piccolo Teatro Numistrano, di cui alcuni decenni più tardi il Corso prenderà la medesima denominazione, sorse quattro anni prima del Real Teatro Borbonico di Reggio Calabria (1818) e ben sedici anni prima del Teatro Real Ferdinando di Cosenza e del Real Teatro San Francesco (o “San Carlino”) di Catanzaro, inaugurati entrambi nel 1830. Al teatro si arrivava imboccando appunto Via Torre dall’attuale piazzetta F.A. d’Ippolito, superando il Palazzo dei Baroni Nicotera di Martà e la adiacente Sottoprefettura, giungendo infine al Teatro.

Riconosciuto di pubblica proprietà, dal 1858 fu mantenuto a spese del Comune che nominava un’apposita Commissione che provvedeva alla programmazione degli spettacoli e al suo buon funzionamento. L’attività teatrale era vivacizzata dal passaggio di compagnie di lirica, prosa e operetta, che si fermavano a Nicastro anche per diverso tempo, richiamando pubblico dai paesi limitrofi. Sempre dal Maruca ricaviamo i nomi delle famiglie nicastresi che avevano fatto costruire i suoi palchetti, riservandoseli: Sacchi, Maruca, Statti, Stella, Fiore Serra, d’Ippolito, Scaramozzino, Rovigno, Costanzo, Nicotera, Montesanti, Marini.

Il Teatro resse sino ai primi del Novecento, quando in seguito ad un cortocircuito andò completamente distrutto dalle fiamme. Solo dopo la fine della Seconda guerra mondiale il Teatro fu affittato dal Comune ad Attilio Russo, figlio del fotografo Melchiorre, che lo utilizzò come cinema per un breve periodo, sino a quando venne nuovamente distrutto dal fuoco. L’immobile è tuttora di proprietà comunale.

 

INSERIRE FOTO DELLA TARGA E, VOLENDO, DEL TEATRO

Didascalia:

Antica targa stradale della “Strada del Teatro” (XIX sec.), Via Torre - Piazza F.A. d’Ippolito.

 

 

 

QUESTO TESTO POTREBBE ESSERE INSERITO PRESSO L’ARCO DI MAGGIORDOMO COME ACCESSO AL QUARTIERE TORRE

 

Dall’Arco di Maggiordomo al quartiere Torre

 

Il sottopasso proveniente da Via Garibaldi, conosciuto come l’Arco di Maggiordomo, introduce al quartiere Torre, costruito in seguito al terremoto del 1783 su un terreno di proprietà del convento delle Clarisse. Oltrepassato l’arco, risalendo su Via Maggiordomo si raggiunge una piccola piazzetta a più livelli – Largo Costanzo – da cui si ritagliano due suggestive immagini del paesaggio urbano nicastrese: a nord, in successione, come sequenze sovrapposte, il castello, la chiesa di S. Teodoro, il palazzo settecentesco dei baroni Statti; a sud, una palma, un giardino, la cupola e il campanile della Cattedrale. E così tra vie dai nomi evocativi (Via Orto del Pozzo, Via della Vite, Via Belvedere, Via Torre), si giunge in alto fino a Via Conforti.

 

INSERIRE FOTO DELL’ARCO DI MAGGIORDOMO

Didascalia:

L’antico sottopasso conosciuto come Arco di Maggiordomo che da Via Garibaldi conduce al quartiere Torre.

bottom of page