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Piazza S. Maria Maggiore

Piazza S. Maria Maggiore, nel rione di Terravecchia, così come l’attuale Piazza d’Armi, ricadeva un tempo nella vasta area attraversata dal corso del fiume Piazza, celebre per le sue rovinose piene alluvionali.

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Ed è una storia di alluvioni anche quella dell’antica chiesa che qui esisteva e di cui si conserva oggi memoria nel nome della piazza.

La prima testimonianza circa la chiesa di S. Maria Maggiore risale al 1513, quando viene menzionata in un Breve di Papa Leone X. La chiesa è nota nelle fonti anche come S. Maria la Grande, probabilmente per distinguerla da una precedente chiesa dedicata a S. Maria Assunta.

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Particolarità storica di S. Maria Maggiore era la sua dipendenza dall’Ordine dei Gerosolimitani e non dalla Diocesi di Nicastro, trovandosi al di fuori – secondo lo storico Ardito – da quella parte di città che Federico II aveva riscattato dall’Abbazia benedettina nel 1240, restando così in proprietà dei Benedettini e successivamente dei Gerosolimitani che vi subentrarono. La nomina del cappellano della chiesa era dunque diritto del Balì di S. Eufemia e non del Vescovo, una circostanza per cui non mancarono le liti e i ricorsi nel corso dei secoli. In seguito, con il Concordato del 1818, la chiesa entrò sotto la giurisdizione del Vescovo di Nicastro.

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Le cronache riportano che l’altare maggiore era dedicato all’Assunta mentre altri altari erano dedicati a S. Michele Arcangelo, alla Beata Vergine del Rosario e S. Domenico. Secondo gli storici locali al suo interno si conservava un prezioso dipinto seicentesco raffigurante il Battista attribuito a Carlo Maratta, mentre nel resoconto del viaggiatore francese Aubin-Louis Millin, che visitò Nicastro nel 1812, si fa menzione di un cippo miliare iscritto di età romana proveniente dalla chiesa, dove era stato evidentemente reimpiegato come ornamento. Ancora l’Ardito ci informa che ancora nel 1889 sul rudere della facciata era visibile lo stemma dell’Ordine dei Cavalieri di Malta.

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Sopravvissuta alla terribile alluvione del Piazza del 1558, al terremoto del 1638 e all’ulteriore inondazione del 1782, la chiesa affrontò le piene del fiume che con eccezionale frequenza scandirono il XIX secolo fino al 1876, quando l’ennesima alluvione distrusse il rione di Terravecchia, facendo crollare la chiesa di S. Maria Maggiore di cui rimase in piedi solo una parte della facciata. In seguito all’evento la popolazione di Terravecchia trovò in gran parte riparo nel Bosco di S. Francesco, a monte del convento dei Padri Riformati. Per questo motivo nel 1878 don Gennaro Vecchi, parroco di S. Maria Maggiore, iniziò a celebrare messa per i parrocchiani sfollati nella chiesa di S. Francesco, con l’approvazione del rettore don Bruno Gaetano.

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Nel 1883 per intervento del vescovo Giuseppe Candido e con i buoni uffici del sindaco Cesare Matarasso, il titolo della parrocchia di S. Maria Maggiore viene trasferito nella chiesa di S. Francesco, dando vita ad un equivoco tra chiesa e parrocchia che si trascina ancora oggi: la chiesa, infatti, non ha mai mutato titolo e resta ancora oggi dedicata a S. Francesco d’Assisi, benché venga erroneamente chiamata “S. Maria Maggiore”, che è invece il titolo della parrocchia, trasferito per come si è detto, in seguito alla distruzione della chiesa omonima.

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In un rilievo del 1900 si riesce ancora a distinguere la sagoma dell’edificio religioso, che insisteva immediatamente alle spalle dell’attuale Hotel Savant e i cui ultimi ruderi furono rimossi nel 1959. Nel frattempo, nelle adiacenze del rudere della chiesa sorse una linea di fabbricati che ospitarono le botteghe dei forgiari (fabbri) che hanno fornito una nuova connotazione alla piazza rimanendo attive fino alle soglie del nuovo millennio. Dopo una prima riqualificazione da parte dell’amministrazione comunale avviata nel 2011, oggi la piazza è al centro di nuovi progetti di rigenerazione urbana.

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